Tempa Rossa e il monitoraggio che non c’è

Il centro olio Total di Corleto Perticara, in provincia di Potenza, sta sorgendo in assenza di un piano di monitoraggio ambientale. Siamo nella valle del Sauro, ma sembra di vivere nel Far West. Non solo perché, per realizzarlo, è stato mutato il paesaggio e spianata una montagna.

Quello di Tempa Rossa è un progetto petrolifero che risale agli anni Novanta, quando la multinazionale francese incassa le autorizzazioni necessarie per l’esplorazione e la perforazione del pozzo “Tempa Rossa 002”. Nel 1999, invece, prende forma l’attuale concessione di coltivazione “Gorgoglione”, il cui titolare principale è l’Eni divisione Agip. Nel 2001 il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) – con deliberazione n.121 del 21 dicembre 2001, con ultimo aggiornamento nel 2012 – inserisce Tempa Rossa nel programma per le infrastrutture pubbliche e private e degli insediamenti produttivi opera strategica a livello nazionale, accordando ad Eni divisione Agip, Enterprise Oil, Total-Fina-Elf e Mobil Oil un finanziamento pari a 230,340 milioni di euro. Il giacimento – considerato strategico – è stimato in 420 milioni di barili equivalenti di greggio. L’Ufficio minerario nazionale prima, ed il Cipe poi, aprono le porte allo sfruttamento della seconda grande riserva di petrolio lucano, dopo la concessione di coltivazione Val d’Agri dell’Eni, nell’omonima valle. Così, il 19 novembre 2004 – dopo che Eni decide quasi a sorpresa di uscire di scena e cedere le sue quote ai francesi – l’ufficio stampa della Giunta regionale della Basilicata rende noto uno schema di accordo stipulato con Total, che viene approvato il 22 novembre 2004, con delibera n.2618. Per la prima volta viene messo nero su bianco l’impegno da parte di Total di finanziare la realizzazione della rete di monitoraggio ambientale: 1,5 milioni di euro per venti anni in cambio delle autorizzazioni necessarie “per dare inizio ai lavori di sviluppo e coltivazione del giacimento Tempa Rossa”. In sostanza, nessun punto zero ante operam, ma solo post operam, ovvero “a partire dall’anno in cui la concessione Gorgoglione entrerà in produzione”, compresa l’ultimazione dei lavori del centro olio di Corleto Perticara. Infatti, di monitoraggio ambientale si parla anche nella deliberazione di Giunta n.622 del 3 maggio 2006 relativa al giudizio favorevole di compatibilità ambientale, al parere favorevole sulla valutazione di incidenza e all’autorizzazione paesaggistica per il progetto Tempa Rossa; nella deliberazione di Giunta n.1363 del 19 settembre 2006 di autorizzazione alla sottoscrizione dell’accordo quadro tra Regione Basilicata e compagnie petrolifere; così come nella deliberazione di Giunta n.1888 del 19 dicembre 2011 e la successiva n.952 del 18 luglio 2012 di aggiornamento delle autorizzazioni ambientali.

Le opposizioni delle associazioni. Cronistoria dei fatti
Nel mese di marzo 2012 l’Organizzazione lucana ambientalista (Ola) denuncia la colpevole assenza della rete di monitoraggio ambientale nella concessione Gorgoglione. E lo fa chiedendo all’allora presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, di anticipare i tempi per la realizzazione del progetto, senza attendere la messa in produzione del giacimento, ed evidenziando che “chi ha ispirato le clausole temporali dell’accordo del 2006 tra Regione e compagnie per la concessione Gorgoglione non ha tenuto conto dell’esperienza negativa maturata in Val d’Agri, per quanto attiene il monitoraggio ambientale, subordinando l’attivazione della rete di monitoraggio alla messa in produzione del giacimento e perdendo così la possibilità di stabilire il punto zero delle emissioni. Attivando oggi la rete di monitoraggio ambientale significherebbe correre ai ripari, prima che sia troppo tardi, riducendo e controllando da subito i rischi, salvaguardando concretamente e prioritariamente la salute e l’ambiente dei residenti”.

Gli studi di parte
Il 30 ottobre 2013 la Regione Basilicata presenta un’indagine ambientale e socio-economica denominata “punto zero” del progetto Tempa Rossa. Lo studio – denominato Base (Before extraction activities study of environment) – riguarda i territori dei comuni di Corleto Perticara, Gorgoglione, Guardia Perticara e Pietrapertosa, estero anche ad altri 13 comuni interessati dall’area di coltivazione Gorgoglione. Ma dall’indagine ambientale, affidata alla Libera università internazionale degli studi sociali (Luiss) e alla Golder Associates di Torino, emergono da subito dei dubbi proprio sull’imparzialità dei soggetti interpellati. La Golder Associates, infatti, appartenente ad un grande gruppo mondiale nato in Canada, a Toronto, risulta aderente ad Assomineraria, l’associazione mineraria italiana che mette insieme le principali società operanti nel settore petrolifero nazionale. Il cronoprogramma del progetto è chiaro: entro la fine del 2015 è prevista la consegna del report finale – di cui ad oggi non c’è ancora traccia – ed nel primo semestre di quest’anno l’inizio dell’analisi degli indicatori sullo stato delle componenti ambientali, sociali ed economiche, con l’obiettivo di “di scattare una fotografia attuale nei tredici comuni di competenza […], stato ambientale e socio-economico delle componenti di interesse, necessario per la verifica dei trend evolutivi delle medesime durante l’esercizio delle attività estrattive con particolare riguardo all’ambiente”.

Le scoperte di Corleto
Con un ordine del giorno del 2 ottobre 2014, validato dalla delibera n.85, la Giunta comunale di Corleto Perticara – presieduta dall’ex sindaco Rosaria Vicino, finita agli arresti domiciliari a seguito dell’inchiesta della Procura di Potenza – prende atto dell’assenza della rete di monitoraggio e del punto zero, dando mandato al primo cittadino di affinché “interessi il Presidente della Giunta Regionale Marcello Pittella per un incontro urgente per fare il punto sullo stato del progetto di monitoraggio di Tempa Rossa, per stabilire un cronoprogramma delle attività”. “Il progetto Base – si legge nella delibera della giunta comunale – ha anche l’obiettivo di monitorare i cambiamenti socio-economici dell’area. Si sono succeduti – è scritto in delibera – diversi incontri al fine di concretizzare il progetto di monitoraggio dell’area con i soggetti interessati quali il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, l’Arpab, i comuni del progetto Tempa Rossa (oltre a questo Comune anche Guardia Perticara e Gorgoglione), la Total, senza che sino ad oggi ci siano stati risultati tangibili”. Una posizione che sempre l’Organizzazione lucana ambientalista ha definito “paradossale ed inquietante”, sottolineando come i fatti confermino “sempre di più quanto già da tempo denunciano gli stessi cittadini ed i comitati circa l’inesistenza delle azioni di salvaguardia dell’ambiente e della salute nella Valle del Sauro, divenuta terra di nessuno, abbandonata al destino petrolifero dalle loro istituzioni ed occupata dalle compagnie minerarie”. L’ex sindaco Vicino ha risposto tacciando di “malafede” l’associazione ambientalista.

Tangibilità dei fatti
Conti alla mano, l’attuazione della rete di monitoraggio risulta congelata da poco più di 11 anni. In un contesto territoriale in cui l’unica fotografia ambientale è fornita dallo stato dei lavori del Centro olio che hanno alterato i connotati geografici e sociali della località Piani del Mattino, che lo ospita, tra Corleto Perticara e Gorgoglione, con agricoltori e allevatori costretti a chiudere le loro attività, sostituite da un paesaggio industriale stravolto, su quelli che un tempo erano pascoli e campi coltivati, che hanno ceduto il passo ad “espropri di pubblica utilità contingibili ed urgenti”, a pozzi petroliferi, a discariche di rifiuti e fanghi petroliferi – sequestrati ed ancora bonificare – e allo smaltimento delle acque reflue derivanti dalle attività estrattive autorizzato nel torrente Sauro, secondo quanto disposto dalla stessa Regione Basilicata nelle autorizzazioni ambientali contenute nella già citata deliberazione di Giunta n.1888 del 19 dicembre 2011. Questo, in attesa che la Total individui il pozzo di reiniezione.

I battibecchi istituzionali
Agli inizi di gennaio 2015, i sindaci dei comuni interessati dalla concessione di coltivazione Gorgoglione, in una vera e propria disputa istituzionale, dichiarano – non senza responsabilità – che “in merito alla richiesta di convocazione di un tavolo istituzionale”, trasmessa al governatore lucano, Marcello Pittella, “non c’è stata nessuna novità”. Ma informano dell’esistenza di un documento intitolato “Protocollo di monitoraggio ambientale” che la Total ha trasmesso al Comune di Corleto Perticara, alla Regione e all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpab), dalla cui elaborazione, a detta dei primi cittadini, “al contrario del metodo di coinvolgimento che era stato individuato nei vari incontri sin dal 2011 per ultimo in quello di ottobre 2013, hanno tenuto fuori gli enti territoriali”. Sollecitando “la convocazione di un tavolo istituzionale” – in quanto “non si può che manifestare indignazione per il mancato coinvolgimento attivo” – e rigettando il Protocollo di monitoraggio ambientale. “Sono sinceramente dispiaciuto per la posizione assunta dai sindaci” […] “Leggere sulla stampa titoli del tipo la Regione offende i territori, mi induce a credere che la probabile non conoscenza di alcuni passaggio tecnico-amministrativi contenuti nell’Autorizzazione integrata ambientale, abbia innescato uno spiacevole cortocircuito istituzionale al quale porre immediatamente rimedio”. Questa la risposta del presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella.

Tutto da rifare
Con deliberazione di Giunta n.1877 del 22 dicembre 2015 la Regione Basilicata decide di revocare il progetto preliminare della rete di monitoraggio ambientale, stabilendo una nuova procedura di evidenza pubblica per le varie fasi, già in ritardo di attuazione, con “l’apertura ad osservazioni e contributi di merito da parte di tutti i portatori di interesse”. Nella deliberazione regionale di azzeramento si legge che “[…] per gli esiti dell’attività del monitoraggio ambientale di Baseline (punto zero) definito di concerto con Arpab – prescrizione n.11 – “Progetto di Monitoraggio Ambientale”, la D.G.R. n. 712 del 29 maggio 2015 necessita una rivisitazione al fine di: a) garantire che il “Progetto per la definizione della baseline ambientale e sociale e territoriale” possa essere elaborato e realizzato dalle migliori strutture scientifiche di eccellenza previa indagine di mercato e confronto, in considerazione delle ricadute che lo stesso ha sul territorio e dell’importanza che rivestirà sulla tutela della salute dei cittadini; b) rimodulare i contenuti previsti dal progetto preliminare onde evitare una sovrapposizione di attività con la prescrizione n.11 “Progetto di Monitoraggio Ambientale“. La Regione, insomma, motiva la revoca “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato…”.

Alla Total viene chiesto di anticipare “in una soluzione l’importo di euro 1.334.000,00” quale costo di un progetto “realizzato dal Dipartimento Ambiente […], attraverso esecutori terzi di alta competenza tecnico scientifica nel settore di riferimento” di cui ancora non c’è traccia. Intanto, la salute e l’ambiente nei comuni della concessione di coltivazione Gorgoglione possono attendere.

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1 commento



  1. Pasquale Stasi - 1 giugno 2016 at 19:31

    Non riesco a reperire la DGR 1877 del 22/12/2015, su quale BUR è stata pubblicata?
    Grazie

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