Scorie alla cheticella

Le ultime dichiarazioni della Sogin spa (Società gestione impianti nucleari), rilasciate in risposta ad alcune perplessità sollevate dall’Organizzazione lucana ambientalista, non convincono nessuno, se non qualche amministratore o presidente di Regione, ancora convinti di poter sostenere la parte degli antinuclearisti.

La Sogin – spa di Stato nata nel 1999 dall’Enel – sempre scettica ogni qualvolta doveva sedersi ai Tavoli della Trasparenza, un po’ perché essere trasparenti è difficili, un po’ perché sedersi con attori, giullari e marionette, non fa bene a nessuno – oggi tira in ballo quello del 30 marzo 2009. Un “Tavolo” che di fatto non esiste più, in quanto tutta la materia energetica e soprattutto quella nucleare, è resa segreto di Stato, con siti dichiarati di interesse strategico, ovvero militarizzati, grazie alla Legge 99/2009 e, dunque, non tenuta ad essere divulgata dagli enti preposti.

Ma al di là della sua evidente ciclotimia, la Sogin spa circa il rischio che alla Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera, si stia costruendo il deposito unico nazionale di scorie radioattive, viste le enormi dimensioni dell’ampliamento in atto (20.000 metri cubi di capienza) è più che lacunosa circa i parametri di sicurezza svelati in merito alla solidificazione del prodotto finito, alias materiale radioattivo. A non convincere, infatti, è il rapporto 1 a 10 fra volume di scorie e volume del nuovo sito in costruzione all’Itrec di Rotondella, come parametro di sicurezza al quale si attengono in rispetto della legge. Secondo questo rapporto di edificabilità in sicurezza dei rifiuti nucleari – ovvero un metro cubo di scorie in 10 metri cubi di spazio – alla Trisaia dovrebbero essere custoditi appena 2.000 metri cubi di materiale radioattivo di diversa categoria.

Invece, all’Organizzazione lucana ambientalista risulta che, come rifiuti da impianti Enea-Fn (Consorzio Sicn), sono contenuti 4.200 metri cubi di rifiuti di seconda categoria e 300 metri cubi di terza (i più radioattivi, ivi comprese le 64 barre statunitensi rimaste in Trisaia di Elk River), per un totale di 4.500 metri cubi, più un metro cubo circa di combustibile Enea e qualche contenitore inquinato. A questo punto, due sono le cose: o nella risposta della Sogin c’è stato un errore di battitura, 1 a 10 al posto di 1 a quasi 1, oppure, la Sogin, per rispettare il rapporto 1 a 10, si appresta nella realtà a realizzare presso l’Itrec un deposito da almeno 60.000 metri cubi. Per dovere di informazione è bene ricordare che circa 55.000 metri cubi è tutta la quantità di rifiuti radioattivi italiani, compresi i combustibili irraggiati attualmente depositati in Francia, a Creys-Malville, e che devono rientrare in Italia entro il 2017. Ancora per dovere di informazione, il sindaco di Rotondella, Vincenzo Francomano – che nel lontano 2004 si dimostrò titubante di fronte ad alcune domande poste dal sottoscritto – dovrebbe pronunciarsi sia sulla destinazione delle royalties governative erogate al comune, sia – al di là dei segreti di Stato – chiedere alla Sogin maggiori dettagli sui lavori che si stanno eseguendo presso il Centro della Trisaia. Alcuni mesi fa si parlava di decommissioning e prato verde, oggi si attua un ampliamento.

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