Abruzzo, le trivelle non si fermano

Una legge regionale afferma contrarietà ad attività di prospezione, ricerca, estrazione e coltivazione di idrocarburi liquidi, ponendo numerosi vincoli d’interesse paesaggistico e produttivo. Che però non valgono per gli idrocarburi gassosi. E le aziende ci si buttano.

Il pericolo di trivellazioni in Abruzzo non si ferma. Infatti, nonostante la Regione – con Legge regionale n.32 del 18 dicembre 2009 – ha disposto la propria contrarietà ad attività di prospezione, ricerca, estrazione e coltivazione di idrocarburi liquidi, le compagnie petrolifere ci provano perseguendo le vie del gas, perché la suddetta legge pone alle società numerosi vincoli d’interesse paesaggistico e produttivo per i soli idrocarburi liquidi, ma non per quelli gassosi.

In questo senso, fa sul serio la società Adriatica Idrocarburi spa, del gruppo Eni, che con le Istanze di permesso di ricerca di idrocarburi gassosi denominate “Cipressi” e “Santa Venere”, potrebbe far suo una parte di territorio abruzzese ricadente nelle province di Pescara e Teramo. Due istanze ora sottoposte a procedura per Valutazione di Assoggettabilità, che interessano –come ricorda un comunicato stampa del WWF – “zone molto popolose, a vocazione turistica ed agricola, con varie aree protette naturali come la Riserva regionale dei Calanchi di Atri, la Riserva regionale della Pineta Dannunziana e la Riserva Naturale Statale Pineta di Santa Filomena di Pescara”, aree protette da vincolo archeologico, nonché interessate dalla produzione vitivinicola de Le Colline Teramane, l’unico DOCG d’Abruzzo.

Ed è proprio su questo che puntano le associazioni ed i comitati cittadini che hanno preparato le proprie osservazioni ai progetti dell’Adriatica Idrocarburi spa, ricordando che un’ampia fetta del territorio in pericolo di sfruttamento petrolifero e gassifero sia tutelato dalla Legge Regionale n.18/1983 e dalle politiche di sviluppo rurale contenute nel regolamento EU 1257/99, adottate da specifico piano regionale per il periodo 2007/2013 e dalla Legge Regionale n.48/2010.

Insomma interessi privati ed interessi collettivi che interessano ben 16 Comuni (Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice, Montefino, Penne, Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella e Spoltore), tra i quali spicca – al momento – la posizione del primo cittadino di Moscufo, in provincia di Pescara, che ha espresso ufficialmente la propria contrarietà agli Uffici regionali competenti, in quanto “le indagini che questa società chiede di effettuare interessano anche zone di interesse nazionale oggetto di accordi di programma tra Regione, Comuni e Ministero dell’Ambiente” e “non si prende in considerazione il vincolo esistente lungo l’asta fluviale del Saline e in quota parte sui fiumi Tavo e Fino relativo all’area SIN Saline-Alento”.

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