Basilicata, da parco regionale a campo petrolifero

Il Parco regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane, nel cuore della Basilicata, potrebbe subire un cambiamento radicale. Istituito con Legge regionale n.47/1997, da attrazione naturalistica, paesaggistica e turistica, potrebbe trasformarsi in una nuova zona franca lucana interessata dalle estrazioni petrolifere, per effetto della concessione di coltivazione “Gorgoglione” e dei permessi di ricerca “Fosso Valdienna” e “Tempa Moliano”, della Total.

La multinazionale francese – già impegnata in regione nel progetto Tempa Rossa, un affare da 50 mila barili di greggio da estrarre al giorno – fa sul serio. Infatti, con l’acquisizione di nuove quote di titolarità dei sopraccitati permessi di ricerca (regolata con disposizione n.179 pubblicata sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 ottobre 2011) la Total possiede di fatto l’83,4% di “Fosso Valdienna” (con quote Shell del 9,3% ed Eni del 7,3%) e sempre l’83,4% di “Tempa Moliano” (con quote Shell del 9,3% ed Eni del 7,3%), entrambi all’interno del Parco regionale di Gallipoli Cognato. Lo stesso vale per la concessione “Gorgoglione”, detenuta al 75% (con quote Shell del 25%).

Il recente passaggio di quote, di fatto, apre la strada a nuovi procedimenti, ricerche ed attività petrolifere, almeno dal punto di vista formale. Anche perché l’aspetto autorizzativo è stato, negli anni, di gran lunga avallato dal Dipartimento ambiente della Regione Basilicata e dalla Giunta regionale, anche se con modalità incostituzionali. Infatti, mentre la Corte Costituzionale ad aprile 2011 dichiarava illegittime le modifiche della Legge regionale sui parchi n.28/94 – che prevedeva la deroga ai vincoli imposti dalla Legge nazionale in materia di aree protette (n.4/2010), con le quali di rendevano possibili provvedimenti inerenti attività petrolifere –, a maggio del 2011 una delibera regionale autorizzava ad estendere il beneficio delle royalties del petrolio del ”Programma Operativo Val d’Agri” anche alle aree del ”Melandro” e del ”Sauro-Camastra”, ed ai comuni facenti parte del territorio del parco regionale Gallipoli Cognato Piccole-Dolomiti Lucane. Per effetto di cosa? Probabilmente per future trivellazioni in area protetta.

Una vicenda, questa, che va avanti dal lontano 2008, caratterizzata dall’aggiramento dei vincoli ambientali e dalla presenza, confermata o decaduta, di ben sei compagnie: Total, Eni, Esso, Shell, British Gas ed International BV, nonostante l’articolo 19 della Legge regionale n. 47/97 faccia espressamente divieto di esercitare all’interno dell’area protetta “attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sia liquidi che gassosi”.

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