La Lombardia non frena su stoccaggi gas e trivelle

Bocciata in Regione la mozione presentata dal M5S e da un consigliere Democratico: chiedeva -applicando il principio di precauzione- uno stop ai permessi di ricerca di idrocarburi e ai progetti che prevedono di immagazzinare sottoterra il metano. Sotto il Bacino del Po ci sarebbero 239 “campi” a gas e 11 ad olio greggio da scoprire.

La mozione chiedeva una sospensione dei permessi di ricerca di idrocarburi e dei progetti di stoccaggio di gas sotterraneo su tutto il territorio della Regione Lombardia. È stata presentata il 10 giugno in Consiglio regionale dal Movimento 5 Stelle, firmata anche dal consigliere Marco Carra, del Partito Democratico. Un impegno concreto -costruito grazie alla partecipazione attiva di cittadini ed associazioni che si battono quotidianamente su questi temi- da far assumere immediatamente alla Giunta regionale, dalla quale però è arrivata una risposta negativa.

“La mozione è stata approvata a metà dalla maggioranza -spiega Andrea Fiasconaro, consigliere M5S della Regione Lombardia e segretario della VI Commissione Ambiente e protezione civile-, che ne ha respinto il cuore, ovvero la sospensione di tutte le attività di stoccaggio, estrazione e ricerca di idrocarburi, nonostante il Rapporto della Commissione Ichese non escluda correlazioni tra attività sismica e attività di sfruttamento del sottosuolo”. 
Le fondamenta della mozione, infatti, sono state costruite proprio alla luce dei risultati del “Rapporto Ichese” -redatto da una speciale Commissione scientifica incaricata dalla Regione Emilia Romagna per studiare la correlazione tra attività estrattive e sisma emiliano del 2012- che hanno evidenziato la possibile correlazione tra le estrazioni petrolifere e le iniezioni di fluidi nel giacimento Cavone e il terremoto innescato.

“Non siamo affatto soddisfatti dell’esito della discussione -incalza Andrea Fiasconaro, primo firmatario e promotore della mozione-, perché riteniamo che la sospensione di tutte queste attività risponda a un principio generale di precauzione in un territorio, come quello lombardo, attraversato da sorgenti sismogeniche attive in grado di generare terremoti di magnitudo importante (5-6 gradi della scala Richter). Gli stoccaggi e le attività di estrazione degli idrocarburi in molti casi insistono proprio su queste sorgenti”. 

La posizione negativa della Giunta regionale è in contraddizione con la Deliberazione n. 1568 del 20 marzo 2013, che aveva deciso di sospendere le istruttorie in corso -relative alle attività di stoccaggio di gas naturale in sovrappressione.

Una decisione assunta dopo aver preso atto di una comunicazione dell’assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile, Claudia Maria Terzi, pervenuta alla stessa Giunta, conseguentemente alla valutazione di alcuni elementi prescrittivi in materia di sicurezza, sia per le popolazioni interessate, sia per l’ambiente -comprese le problematiche relative alla possibilità di fenomeni sismici- in relazione al terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna nel mese di maggio 2012 e in attesa dei risultati del Rapporto Ichese. 

In poche parole, nonostante l’arrivo dei risultati del Rapporto Ichese -che potrebbero far richiamare l’applicazione del principio di precauzione-, la Regione Lombardia decide di andare avanti, spianando la strada a vecchie e nuove concessioni di sfruttamento invasivo del sottosuolo. In molti casi avviando gli iter autorizzativi in regime di esclusione di Via (Valutazione d’impatto ambientale).

Secondo gli ultimi dati forniti dagli uffici Unmig del ministero dello Sviluppo economico -al 31 maggio 2014- sono 14 i permessi di ricerca idrocarburi vigenti per complessivi 3776,55 chilometri quadrati occupati, 17 le concessioni di coltivazione di idrocarburi per complessivi 988,61 chilometri quadrati, 9 le nuove richieste per l’attribuzione di permessi ricerca e 6 gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas naturale per un totale autorizzato di 7 miliardi di metri cubi, ai quali potrebbero aggiungersi entro agosto del 2015 ulteriori 1650 milioni di metri cubi di gas a seguito dell’entrata in funzione di un nuovo impianto e per effetto del decreto del ministro allo Sviluppo economico del 5 aprile 2013.

La Lombardia, con questi numeri, confermerebbe una copertura del 40% della capacità nazionale di stoccaggio di gas naturale, nonché la volontà di liberalizzare la ricerca di nuovi giacimenti in Pianura Padana. L’USGS, agenzia scientifica governativa degli Stati Uniti controllata dal Dipartimento degli Interni, riferisce che sotto il Bacino del Po ci sarebbero 239 “campi” a gas ed 11 “campi” ad olio greggio da scoprire, potenzialmente estraibili con nuove tecniche di perforazione.
 È quel “Texas Padano” di cui scrivemmo già nel febbraio del 2014.

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