Val Basento immondezzaio d’Italia

Sono 3,5 milioni le tonnellate di rifiuti tossici e nocivi che negli ultimi 10 anni sono arrivati, da tutta Italia, in Val Basento. Che con i suoi 3.400 ettari di estensione è una delle aree industriali più grandi del Meridione.

Negli ultimi dieci anni la Giunta regionale della Basilicata ha consentito – per mezzo di una deroga alla Legge regionale n.59 del 1995 – lo smaltimento di 351 mila tonnellate annue di reflui civili ed industriali di provenienza extraregionale nella Valle del Basento, in provincia di Matera. Vero e proprio immondezzaio d’Italia. Con i suoi 3.400 ettari di estensione, la Val Basento è una delle aree industriali più grandi del Meridione. Il polo nasce a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con la scoperta di un esteso giacimento metanifero che alimentò la speranza di creare occupazione in un lasso di tempo ristretto. La pensavano così anche l’allora presidente del Consiglio Amintore Fanfani che – il 30 luglio del 1961 – accompagnato dai ministri Colombo e Bo e da Enrico Mattei, inaugurò i primi lavori per la realizzazione del metanodotto “Ferrandina-Bari-Monopoli”, ponendo anche la prima pietra per la costruzione del complesso petrolchimico dell’Anic, Azienda nazionale idrogenazione combustibili. Una vera e propria “bomba ecologica” a cielo aperto, dichiarata dal ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare “Sito d’interesse nazionale”, con un apposito decreto del 26 febbraio 2003.

I rifiuti – provenienti dalle aree industriali e dagli stabilimenti di San Donato Milanese (Lombardia), Modena (Emilia Romagna), Roma (Lazio), Macerata (Marche), Casoria, Somma Vesuviana e Napoli (Campania), Taranto, Bitonto, Ascoli Satriano, Francavilla Fontana, Ostuni, Brindisi e Martina Franca (Puglia), Crotone, Cirò Marina e Cosenza (Calabria), Porto Torres (Sardegna), Trapani, Priolo, Gela e Melilli (Sicilia) ed da altre località europee non meglio indicate – finiscono dritti dritti negli impianti di Tecnoparco Valbasento spa, nel cui organigramma societario oltre a Sorgenia, spicca la Veolia servizi ambientali. Ed una serie di finanziarie. Tecnoparco Valbasento spa nasce dalle macerie della chimica italiana in Basilicata e dalla sua lunga agonia, quando nel 1987 uno specifico Accordo di Programma conferì all’Eni pieni poteri per un rilancio decisivo dell’area e del Consorzio industriale di Matera.

La Legge regionale n.59 del 1995 sembrerebbe fondarsi su un’enorme contraddizione, in quanto con l’articolo 1 si fa divieto di importare rifiuti tossici e nocivi in Basilicata, mentre con gli articoli 3 e 4 si consente la loro importazione. Tutto questo per effetto di una deroga, grazie al cui uso improprio ad essere disattese sono le Direttive Comunitarie che obbligano, invece, lo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi in impianti appropriati, più vicini al loro luogo di produzione. I 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi – causa dell’incremento di discariche illegali – vanificano la bonifica e la caratterizzazione del “Sito d’interesse nazionale” che continua ad essere in un gravissimo stato di emergenza ambientale, con gravi pericoli per la salute dei residenti e dei lavoratori.

Per la Val Basento, come richiedono da tempo cittadini ed associazioni impegnate sul territorio, è necessario intraprendere con urgenza la bonifica per permettere l’allocazione di imprese pulite che determino finalmente una svolta produttiva dell’area martoriata in passato dall’industria chimica e dai rifiuti ed oggi interessata da una programmazione regionale ancora basata sul sottosviluppo e sui cicli sporchi dell’industria chimica ed energetica, sulle mega-centrali elettriche, sugli inceneritori e sull’utilizzo dei pozzi dismessi per lo smaltimento dei rifiuti o per lo stoccaggio futuro del gas proveniente dal mar Caspio.

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