Modificare l’articolo 35 del Decreto Sviluppo

A chiederlo ufficialmente i consigli regionali di Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia e Marche, promotori di una proposta di referendum popolare. Intanto, l’attenzione delle compagnie petrolifere si è spostata verso il mar Jonio.

“A salvaguardia dell’Adriatico e delle sue coste si è costituito a Venezia un tavolo permanente di confronto tra Regioni e Paesi delle due sponde per definire principi e regole comuni per uno sviluppo sostenibile. Ne sono promotori i consigli regionali di Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Puglia e Marche che hanno coinvolto anche i governi della sponda balcanica al fine di porre la basi, con la conferenza internazionale di oggi a Venezia che ha posto le basi per un tavolo permanente di confronto, di una regia unica e condivisa sull’autorizzazione di estrazioni di idrocarburi in mare e sulle attività connesse di sviluppo economico, energetico e ambientale”. A darne notizia il 9 novembre 2012 è il sito ufficiale del Consiglio regionale del Veneto.

Inoltre, nel corso della Conferenza internazionale di Venezia proprio del 9 novembre 2012 – che ha visto anche l’adesione dei Governi del Montenegro e della Slovenia – i rappresentanti delle Regioni adriatiche hanno dato vita ad un nuovo pressing sul Governo Monti ed il ministro allo Sviluppo economico, Corrado Passera, approvando all’unanimità un documento che impegna tutte le assemblee legislative regionali d’Italia a chiedere l’abrogazione – tramite referendum popolare – dell’articolo 35 del “Decreto Sviluppo” (Legge n.83 del 22 giugno 2012 convertita, con modificazioni, dalla Legge n. 134 del 7 agosto 2012 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi). L’obiettivo è quello di porre un freno determinato alle “richieste autorizzative per attività di prospezione, ricerca ed estrazione idrocarburi presentate prima del 2010”, rimettendo in discussione la possibilità di riprendere l’attività di prospezione e trivellazione in Adriatico e di proteggere l’ambiente marino e costiero dai rischi di subsidenza e inquinamento.

Nel frattempo, mentre l’azione decisa delle regioni adriatiche mira a mettere in crisi la Strategia energetica nazionale pro-fonti fossili, le multinazionali del petrolio spostano la loro attenzione verso il Mar Jonio, a rischio trivellazioni.

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