Via libera dell’Unione Europea allo shale gas

L’U.E. apre la porta alla ‘rivoluzione’ dello shale gas con la speranza che possa alleviare le sue difficoltà di competitività sui prezzi energetici e dell’industria, seppur con la consapevolezza che in Europa non sarà la ‘manna’ che ha fatto ripartire il motore in difficoltà dell’economia americana.

Saranno i singoli stati, liberi di scegliere il proprio mix energetico, a decidere se sfruttare o meno il gas di scisto e, in caso affermativo, dovranno seguire “una serie di principi comuni” a tutela dell’ambiente. Questi, però, non saranno vincolanti, anche se l’esecutivo comunitario monitorerà la loro applicazione per 18 mesi e, in caso di mancato rispetto, potrà decidere di agire con una proposta legislativa vera e propria per renderle obbligatorie. La palla, per allora, sarà però passata nelle mani della nuova Commissione.

E’ la raccomandazione salomonica che Bruxelles presenterà mercoledì nell’ambito del pacchetto clima, energia e industria che ha l’intenzione di lottare contro il cambiamento climatico e allo stesso tempo aiutare l’industria europea a ripartire dopo la crisi. Innanzitutto, si legge nella bozza del testo, “prima di concedere l’autorizzazione dovrà essere compiuta una valutazione strategica ambientale” che dovrà determinare in particolare “se un’area è adatta per uno sfruttamento sicuro” del gas di scisto estratto tramite la tecnica del ‘fracking’, che consiste nell’iniettare enormi volumi d’acqua ad alta pressione sotto terra e che può quindi mettere a rischio le falde freatiche, la stabilità geologica e comportare la liberazione di sostanze inquinanti.

“L’opinione pubblica dovrà essere informata delle sostanze chimiche utilizzate pozzo per pozzo” per avere una “maggiore trasparenza” indica la Commissione. I pozzi devono essere poi “isolati” e ne devono essere “mitigati gli effetti negativi sulle emissioni” di CO2. “Gli stati membri sono invitati ad attuare questi requisiti minimi sei mesi dopo” la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue, a riferire alla Commissione le misure adottate e, in base alla risposta dei 28, Bruxelles “valuterà quanto questo approccio è efficace”. Come auspicato da molti stati membri, e contrariamente a quanto voleva l’Europarlamento che chiedeva norme obbligatorie, di fatto la responsabilità resta tutta nelle loro mani e in quella delle società energetiche. Da una parte ci sono infatti paesi che hanno già vietato le esplorazioni di shale gas, come per esempio la Francia, mentre altri sono già partiti come Gran Bretagna, Polonia e Danimarca. La Germania, invece, ha deciso di vietarle ma solo nelle zone ad alta densità di falde freatiche. “Nel migliore degli scenari”, secondo Bruxelles, lo sfruttamento del gas di scisto in Europa “potrebbe essere in grado di rispondere al 10% della domanda di gas europea entro il 2035”, mentre l’impatto sui prezzi “sarebbe verosimilmente moderato” anche se in ogni caso “una lieve diminuzione o un aumento evitato andrebbe comunque a vantaggio degli stati membri”. E la prima produzione commerciale di gas di scisto, prevede la Commissione, “potrebbe cominciare nel 2015”.

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