Cittadini scendono in piazza contro le trivelle

Basilicata, Val d’Agri. A Viggiano associazioni e abitanti dicono no al progetto per la costruzione di nuovi pozzi e all’aumento dell’estrazione di petrolio a 200 mila barili al giorno. Un’attività che mette a serio rischio il territorio e la salute dei lucani.

La Val d’Agri non è la Libia d’Italia. È questo il titolo della manifestazione organizzata da comitati e associazioni di cittadini lucani tenutasi ieri a Viggiano. Una mobilitazione, pacifica per dire di no all’aumento delle estrazioni petrolifere, per chiedere una moratoria regionale, scongiurare la realizzazione di nuovi pozzi (Monte Enoc 6 Or e 7 Or) in prossimità del centro abitato e in aree a rischio idrogeologico, nonché opporsi all’ampliamento del centro olio. Perché l’accordo bipartisan messo nero su bianco con il Memorandum – l’intesa raggiunta tra lo Stato e la Regione – va da tutt’altra parte: portare l’estrazione in Basilicata ad oltre 200mila barili al giorno, con un guadagno annuo stimato sul prezzo medio di 100euro per barile pari a 7miliardi e 300milioni di euro.

Un “volume d’affari” notevole che farebbe presagire periodi di vacche grasse per i territori interessati ai quali vengono elargite royalties del 7 per cento, le più basse del mondo. Invece, a beneficiarne saranno le sole compagnie petrolifere e lo Stato, nonostante la “carta idrocarburi” per le popolazioni, varata dal ministero dello Sviluppo economico. Un bonus da 90euro all’anno a patentato che, in tempi non sospetti, lo stesso governatore lucano Vito De Filippo definì prontamente «una miseria». E proprio di miseria di tratta, che non ripaga l’invasività delle estrazioni minerarie sull’ambiente e sulla salute dei lucani. Il nodo del contraltare per le associazioni ambientaliste ruota proprio intorno all’aspetto sanitario. A fronte di un aumento del 50 per cento delle patologie cardiorespiratorie intorno all’area del centro olio Eni di Viggiano – in una regione che veste la maglia nera per la crescente incidenza delle malattie tumorali -, nel 2000 fu interrotta un’importante Relazione sanitaria, che in soli tre anni aveva portato significativi risultati sui danni che si registrano intorno alle maggiori attività petrolifere.

Il ripristino dei controlli è uno degli elementi contenuti in un decalogo – lo Smemorandum – promosso dall’Organizzazione lucana ambientalista. «Redazione di una legge regionale che fissi i limiti di emissione e di presenza nel suolo, nell’acqua, nell’aria, nei prodotti agricoli e zootecnici, adeguando così i limiti italiani – fortemente permissivi verso le compagnie minerarie – ai limiti consigliati dall’Organizzazione mondiale della sanità; istituzione di una specifica Commissione d’inchiesta; creazione di un sistema fisso di centraline di controllo sul territorio da realizzarsi seguendo precisi criteri di ubicazione relativamente alle fonti di emissione; limiti al consumo di acqua nelle attività estrattive; tutela delle economie locali, come turismo ed agricoltura; partecipazione agli accordi sottoscritti da Regione e Governo con le amministrazioni locali». Una richiesta, quest’ultima, che parte dalla constatazione di una mancanza di condivisione con i sindaci dei Comuni ricadenti nelle varie concessioni di coltivazione, tra i quali serpeggiano numerosi malumori. Non è un caso, infatti, che proprio il comune di Viggiano tenga fermo il suo assenso alla realizzazione della quinta linea del centro olio, che darebbe il via libera all’aumento delle estrazioni nella Valle dell’Agri (ad oltre 140 mila barili) che, unitamente al giacimento Tempa Rossa della Total a Corleto Perticara, porterebbero i barili estratti ad attestarsi su una soglia molto vicina a circa i 2/3 di quelli importati dalla Libia. Infatti, secondo la IEA (International Energy Agency), sono 376 mila i barili di greggio al giorno che dimostrano la dipendenza dell’Italia dal paese libico.

Un dissenso territoriale sempre più diffuso che è arrivato addirittura al capoluogo di regione, come dimostrano le parole di Roberto Lucio Ursone dei Popolari Uniti. «A Potenza comincia a serpeggiare qualche inquietudine per il paventato accerchiamento da pozzi petroliferi intorno alla città capoluogo, nel contempo le valli del Sauro e dell’Agri sono ostaggio delle lobby petrolifere interessate ad intensificare le estrazioni». Sembra perdere, così terreno la formula “petrolio = sviluppo”, anche leggendo l’ultimo rapporto economico della Banca d’Italia, nel quale la Basilicata ne esce fortemente ridimensionata rispetto alle operazioni di marketing promosse dall’entourage del presidente De Filippo e da Eni e Total. Infatti, «nel 2010 il numero di occupati è diminuito di oltre 5.400 unità; nel complesso del biennio 2009-2010, il calo è stato di 10.600 unità (pari al 5,7 per cento). La flessione è stata più intensa sia rispetto a quella registrata in Italia, sia rispetto a quella relativa al Mezzogiorno». Ad aumentare, oltre all’emigrazione giovanile, anche il numero di famiglie in cui nessun componente lavora: «Nostre stime mostrano che in Basilicata la quota di questa tipologia di famiglie è salita dal 15,5 del 2007 al 20,2 per cento nel 2010, un incremento più ampio rispetto alla media del Mezzogiorno e del Paese». Inoltre, «le presenze turistiche, nonostante la forte espansione per la città di Matera, hanno ristagnato».

Un timore, quello dei primi cittadini, tutt’altro che infondato, perché scorrendo – sempre nella relazione della Banca d’Italia sulle economie regionali – alla voce royalties percepite nel 2010 «a valere sulle attività estrattive del 2009, sono state pari a 65,6milioni di euro, in forte calo rispetto a quanto percepito nel 2009 (114,3). Se si tiene conto anche di quelle percepite direttamente dai Comuni interessati dall’attività estrattiva (6 comuni nel 2010), le royalties complessivamente percepite in regione sono state pari a 77,2 milioni di euro (134,5 nel 2009)». La regione del petrolio e del sogno, insomma, non regge.

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1 commento



  1. giuseppe - 2 agosto 2013 at 11:02

    se ti è possibile vorrei una cartina della basilicata con attività estrattiva,ma facilmente stampabile.

    grazie

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