Ammaraggio

In men che non si dica, il fallimento del referendum del 17 aprile – sulla durata di vita utile dei giacimenti a mare per le attività petrolifere – ha innescato i primi effetti e le prime autorizzazioni. Infatti – mentre è in atto una vera e propria guerra politico-mediatica sull’altro referendum, quello costituzionale del 4 dicembre – il ministero dell’Ambiente ha rilasciato alle società Schlumberger LTD e Global Med LLC

Referendum No Triv, perché è importante il voto del 17 aprile

Il capo dello Stato ha firmato il decreto che fissa definitivamente il referendum sulle trivellazioni a mare, entro le 12 miglia, il prossimo 17 aprile. È saltato, quindi, l’election day. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ufficialmente firmato il decreto che conferma il referendum sulle attività petrolifere a mare – entro le 12 miglia dalla costa – per i titoli abilitativi già rilasciati, “per tutta la durata di vita

Trivelle in mare, scoppia il caos autorizzativo?

Perforare in barba al divieto delle 12 miglia marine? C’è chi ci prova mettendo in contraddizione i decreti Prestigiacomo e “Sviluppo”. Ecco un caso recente. Il 28 gennaio la società Apennine energy spa ha richiesto al ministero dell’Ambiente l’avvio della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) finalizzata alla perforazione di un pozzo esplorativo nel Comune di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. Fin qui tutto normale, se non fosse

Turismo, paesaggio, salute: i danni di una politica pro trivellazioni

Election day o no, tra la metà di aprile e quella di giugno potremmo essere chiamati a votare il referendum sulle trivellazioni a mare. Decideremo di salvare o meno i progetti di estrazione di idrocarburi già autorizzati entro le 12 miglia marine dalla costa, “per tutta la durata di vita utile del giacimento”. Nel frattempo le grandi manovre petrolifere italiane vanno avanti senza sosta. Perché oltre le 12 miglia (poco

Come e perché siamo arrivati a un referendum sulle trivellazioni

La ricerca di idrocarburi nel nostro Paese non ha mai destato particolare interesse. A memoria, gli argomenti ciclici più gettonati sono sempre stati le crisi invernali del gas, il calo del costo del barile, l’aumento dei carburanti e l’aggiunta graduale delle accise sulla benzina. Negli ultimi 15 anni se n’è parlato talmente poco, e spesso male, tanto da renderlo un tema improponibile per un referendum. Invece, la centralità acquisita dalle